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Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar

Yazide Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar ricevono Premio Sakharov 2016

Martedì 13 dicembre le sopravvissute all’Isis della comunità Yazida Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar hanno ricevuto il premio Sakharov del PE per la libertà di pensiero. Le due donne sono stati premiate come simbolo della forza della comunità Yazida, oggetto delle violenze del califfato e più in generale per tutte le donne che hanno subito violenza sessuale. “Più di 3500 donne e bambini sono ancora schiavi dell’Isis. Ogni giorno muoiono migliaia di volte”, ha detto Lamiya Aji Bashar.

Lamiya Aji Bashar: “Sono stata venduta almeno 4 volte dai militanti dell’isis”

In un discorso denso di emozioni e dolore ai parlamentari, Lamiya ha raccontato la sua terribile esperienza di morte nelle mani del califfato e di come sia stata gravemente sfigurata durante la fuga. In più, proprio nei concitati momenti precedenti alla libertà, una sua amica d’infanzia e un’altra ragazza sono rimasti uccisi.
“Ho progettato di scappare con un’amica e una bambina di nove anni anch’esse rapite dagli uomini dell’isis – ha spiegato Lamiya nel discorso all’assemblea – ma prima di essere in salvo, la mia amica Kathrin è passata su una mina antiuomo. L’ultima cosa che ho sentito è stato il suo grido di morte dopo l’esplosione. Il peggior suono che io abbia mai sentito”.
“Credo di poter essere la voce di tutte le vittime che non potranno mai raccontare cosa gli è stato fatto. Il premio Sakharov mi dà più forza per continuare. Sarò la voce di chi non ce l’ha – ha sottolineato ancora Lamiya – Più di 3500 donne e bambini sono ancora schiavi dell’Isis. Ogni giorno muoiono migliaia di volte”.

Un obiettivo urgente: proteggere la comunità yazidi

“I criminali del califfato sono venuti il 3 di agosto per cancellare la presenza degli Yazidi dandoci una sola opzione: conversione all’Islam o morte – ha spiegato Nadia Murad ai parlamentari, ricordando il giorno in cui è iniziata la sua prigionia sessuale a seguito dell’uccisione di gran parte della sua famiglia – Non c’è dubbio che si tratti di genocidio. Un genocidio che non riguarda solo la morte ma anche la riduzione in schiavitù sessuale per le donne e gli abusi sui bambini. Oggi, la mia comunità è disintegrata sotto il peso di questa violenza”. Nadia ha poi chiesto un azione internazionale perché i responsabili vengano puniti.
“Ci sono ancora mezzo milione di Yazidi in Iraq: sono gli ultimi membri di questa comunità in Medio Oriente”, ha aggiunto Nadia, supplicando assieme a Lamiya i parlamentari a impegnarsi per la creazione di zone di sicurezza nel paese per le minoranze.
In alternativa, secondo Nadia, l’Europa potrebbe accogliere e integrare gli Yazidi: “Guardiamo all’Europa come simbolo dell’umanità, e l’Europa oggi sta confermando di esserlo. L’Europa deve rimanere un modello per la convivenza di popoli e culture nel mondo”.

Combattere per quelli ancora in pericolo

“Siete sopravvissute alla prigionia, ad atrocità indicibili e all’esilio. Avete superato la paura e il dolore – ha detto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz durante la cerimonia – Avete finalmente trovato rifugio e protezione in Europa, ma non è finita qui. Vi siete alzate in piedi con grande dignità per combattere per coloro che sono rimasti indietro, per la giustizia e contro l’impunità”.
Schulz ha anche chiesto alla Corte penale internazionale di indagare sui crimini commessi dagli uomini del sedicente califfato e ha ricordato che l’Europa ha il dovere di proteggere i perseguitati. “Noi, la comunità democratica che vive nelle parti più ricche del mondo, non stiamo offrendo una sufficiente protezione. Si tratta di una vergogna insopportabile”.
Schulz ha salutato anche i finalisti del Premio Sacharov 2016 Can Dündar e Mustafa Abdülcemil Qırımoğlu, presenti nel pubblico. In più, un pensiero è andato al vincitore del premio 2015, Raif Badawi, ancora in prigione in Arabia Saudita.
Al discorso di Nadia e Lamiya, è seguita una standing ovation dell’assemblea. Il presidente Schulz ha anche presentato il fratello minore di Lamiya, che si è riunito alla sorella ieri, dopo 18 mesi in un campo profughi.

Nadia Murad e Lamiya Aji Bashar

Nadia Murad Basee Taha e Lamiya Aji Bashar provengono da Kocho, uno dei villaggi vicino a Sinjar, in Iraq. Nel mese di agosto 2014, i sedicenti militanti dello stato islamico hanno ucciso tutti gli uomini del villaggio. Alle giovani donne, una sorte altrettanto amara: schiavitù sessuale. Tra di loro c’erano anche Nadia e Lamiya con le loro sorelle.
Dopo gravi privazioni e sottomissioni, sono riuscite a scappare: Nadia Murad nel mese di novembre 2014 e Lamiya Aji Bashar in aprile 2016.
Nadia Murad, 23 anni, e Aji Bashar, 18 anni, ora vivono in Germania e si stanno impegnando per sensibilizzare il mondo sulla condizione della comunità Yazidi in Iraq, una delle minoranze religiose sottoposte a genocidio da parte del califfato.

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