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Nicola Zingaretti: “Sta finendo l’acqua a Roma”

“A Roma l’acqua sta finendo”, lancia l’allarme senza precedenti sulla siccità il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. E lo scontro tra la Regione e l’Acea, l’azienda che cura la distribuzione idrica, prosegue, mentre la Capitale teme il razionamento tra una settimana a turno per un milione e mezzo di cittadini. Si cerca una soluzione, con la sindaca Virginia Raggi, chiamata in causa dall’opposizione, che chiede agli altri attori di trovare un accordo. Il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti conferma che “la situazione a Roma é critica” e tale da poter permettere alla Regione di chiedere lo stato di emergenza e di attivare le procedure a sostegno del settore agricolo. E più in generale, sulle criticità in atto in tutta Italia, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, assicura: “Siamo pronti a collaborare con le Regioni nel censimento dei danni e la verifica delle condizioni per dichiarare lo stato di eccezionale avversità atmosferica”, con l’erogazione dei fondi collegati.

La siccità che minaccia Roma, intanto, diventa terreno di scontro in questa torrida estate. La Regione Lazio, dopo aver disposto da venerdì prossimo, 28 luglio, a fine anno lo stop ai prelievi dal lago di Bracciano, che alimenta la capitale, parla per bocca del presidente Pd Zingaretti. Il livello del bacino d’acqua si è abbassato “con il rischio di catastrofe ambientale – afferma -. Abbiamo sette giorni per limitare al massimo il disagio per i cittadini. Sta finendo l’acqua a Roma”. Se Acea, la multiutility capitolina che gestisce acqua e elettricità in città, punta il dito contro l’amministrazione regionale parlando di un atto “abnorme e illegittimo ma soprattutto inutile”, in serata la Regione ribatte che i prelievi verranno sospesi perché Acea avrebbe superato i limiti stabiliti. La sindaca di Roma Virginia Raggi, da parte sua, avverte: “Sia fatto tutto il possibile per assicurare l’acqua ai cittadini”.

Per trovare una soluzione entro giovedì sono attesi uno o più incontri tra la Regione Lazio e l’Acea, che – in caso di fumata nera – potrebbe procedere ad un ricorso contro la decisione sullo stop ai prelievi al lago di Bracciano. Giovedì é prevista al ministero dell’Ambiente una riunione dell’Osservatorio permanente sull’Italia centrale. Le parole del presidente di Acea Ato 2 Paolo Saccani pesano come macigni: “In sette giorni non troveremo altra soluzione che razionare l’acqua a 1,5 milioni di romani, alle attività produttive, turistiche, ai palazzi delle istituzioni, al Vaticano: questo succederà. Non faremo il bene dell’immagine della Capitale d’Italia”. Anche il Movimento 5 Stelle va all’attacco: “La Regione si è spinta troppo avanti senza coordinarsi con il Comune – sostiene il capogruppo in Campidoglio Paolo Ferrara -. Avrebbero dovuto sentire prima il Comune visto che è una misura molto impattante sui cittadini”.

Da parte sua, Raggi invita alla responsabilità: “Sono preoccupata e mi auguro che Regione e Acea trovino quanto prima una soluzione condivisa. Va fatto quanto necessario per aiutare e tutelare oltre un milione di romani. Come amministrazione capitolina – ricorda – siamo stati i primi a denunciare la situazione drammatica del lago di Bracciano e anche a subire critiche ingiustificate per alcune misure che con largo anticipo abbiamo messo in campo per evitare l’emergenza. Acea ha ridotto la captazione di acqua dal bacino di Bracciano negli scorsi mesi. Allo stesso tempo sta monitorando e riparando la rete idrica per mettere fine alle dispersioni. Insomma – rivendica la sindaca a 5 Stelle – un bel cambiamento rispetto al passato”.

La prima cittadina viene, invece, accusata dal Pd di “fare melina”. I dem si schierano anche contro Acea accusata di fare “terrorismo psicologico”. La multiutility “preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno – sottolinea il governatore Zingaretti – e quindi immagino una quantità non importante dell’acqua. Far uscire l’acqua dai rubinetti è un diritto ma dobbiamo fare i conti con un problema enorme che è la siccità”. Nella ricerca di una soluzione interviene il ministro Galletti: “C’è da scongiurare innanzitutto un danno ambientale per il lago e allo stesso tempo evitare un disagio forte a migliaia di cittadini romani”.

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