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Gregory Porter: in radio “Smile”, primo singolo tratto dal nuovo album “Nat King Cole & Me”

Per Gregory Porter l’influsso di Nat King Cole sulla sua vita e sulla sua musica è sempre stato profondo, un filo rosso che parte dai ricordi della prima infanzia per arrivare al traguardo del quinto album del vincitore di due GRAMMY®, Nat King Cole & Me, un sentito tributo al leggendario cantante e pianista, star di Capitol Records. “Era unico. Ci ha lasciato da ascoltare tanta e tale musica che non si può che essere influenzati da quello straordinario timbro, stile, e insuperabile fascino.”

“Mia madre (Ruth Porter) diceva che una volta – a cinque anni – avevo inventato e registrato su cassetta una canzoncina, aspettando di fargliela sentire quando fosse tornata dal lavoro. Ascoltandola, esclamò ‘Ragazzo, tu canti come Nat King Cole’” ricorda Porter. Un complimento che spinse il giovane e curioso Gregory a cercare nella collezione di dischi di sua madre.

“Ricordo ancora che pensavo quanto mi sembrasse ‘strano’ quel nome mentre cercavo tra quei dischi e quando finalmente lo vidi in copertina: questo bell’uomo, elegante, forte, che sedeva vicino al camino, con un aspetto paterno. Poi misi l’LP sul giradischi e dagli altoparlanti scaturì quella voce, quel suono davvero paterno. Immediatamente colmò un vuoto in me. Mio padre non era una presenza nella mia vita, non mi stava crescendo, né mostrava alcun interesse per me. Per cui le parole di Nat ‘pick yourself up, dust yourself off, start all over again’ – tutte queste lezioni di vita, queste parole di saggezza erano per me come consigli paterni. Uscivano dallo stereo, ma era come se Nat fosse nella stanza, cantando per me. Ascoltavo i suoi dischi, immaginando che Nat fosse mio padre.”

L’amore di Porter per la musica di Cole crebbe a tal punto da fargli adottare Nat come padre surrogato. Dopo il suo ruolo nel musical (nominato ai Tony Awards) It Ain’t Nothin’ But the Blues – e prima di raggiungere il successo presso il grande pubblico come solista, forte di un caratteristico suadente timbro baritonale, delle sue azzeccatissime composizioni e dei concerti elettrizzanti – Gregory nel 2004 portò sulle scene la sua profonda ammirazione per Cole in un musical semi-autobiografico, Nat King Cole & Me.

“Quel musical era un via alla ricerca di mio padre” spiega Porter. “L’ho scritto dopo la morte di mio padre Rufus. Il musical parlava di Nat King Cole, e metà delle composizioni erano mie. Ma il succo della vicenda era il modo in cui io mi ero avvicinato alla musica di Nat, in assenza di un padre. Quindi, in un certo senso, era come una terapia autoprescritta, ideata da me stesso. Andò a finire che una sera c’erano 800 persone a sentirmi. Alla fine, mi sentivo un poco più sereno nei confronti di mio padre, e ancora più grato a mia madre e alla grande musica di Nat King Cole.”

Quel musical è alla base della terza pubblicazione per Blue Note Records, Nat King Cole & Me, seguito dei due album (entrambi vincitori di GRAMMY®) Liquid Spirit (2013) e Take Me to the Alley (2016), che hanno consolidato Porter come cantante e compositore jazz più ispirato e rappresentativo della sua generazione. “È semplicemente naturale che io mi rivolga alle mie radici musicali, al mio punto di partenza. E quelle radici sono mia madre, la musica gospel e Nat King Cole”, dice Porter.

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