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Il rinascimento europeo dell’italiano Luca Jahier, nuovo presidente del CESE

Bruxelles, 20 aprile 2018. Eletto trentaduesimo presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE), l’italiano Luca Jahier sarà, per i prossimi due anni e mezzo, alla guida dell’organo dell’UE che rappresenta la società civile organizzata. Le due nuove vicepresidenti sono Milena Angelova (Bulgaria), per il Bilancio, e Isabel Caño Aguilar (Spagna), per la Comunicazione.

Nell’appassionato intervento pronunciato il 18 aprile durante la sessione plenaria del CESE, che ha segnato la fine del mandato di Georges Dassis, il neoeletto presidente Jahier ha indicato le quattro priorità del suo programma: lo sviluppo sostenibile, la promozione della pace, un ruolo più incisivo per la cultura e l’impegno a dar voce ai giovani europei.

«Vi invito tutti a partecipare con me a un impegno civico forte per un nostro futuro europeo sostenibile. Vi invito a immaginare con me un’Europa percorsa da nuove energie e a lavorare insieme per un secondo Rinascimento europeo», ha esortato Jahier rivolgendosi ai 350 membri del Comitato – provenienti dai 28 Stati dell’Unione, designati dai governi del loro Paese e nominati dal Consiglio dell’UE per un periodo di cinque anni – il quale, dopo la nomina del nuovo Ufficio di presidenza, offre un eccellente esempio di parità di genere, visto che al suo interno molte cariche importanti sono ricoperte da donne. «L’Europa – tuttora afflitta da elevati livelli di povertà, da una crisi migratoria ancora lontana da una soluzione, nonché da scarsa fiducia nelle istituzioni democratiche – trarrebbe vantaggio da una potente rivoluzione umanistica e da un processo di trasformazione simile a quello del Rinascimento», ha aggiunto, auspicando che le sue quattro priorità per «un’agenda unificante per il futuro» possano offrire una reale opportunità per questa «rEUnaissance».

Il programma del nuovo Presidente pone l’accento sullo sviluppo sostenibile, che dovrebbe essere sotteso a tutte le trasformazioni che plasmeranno l’Europa di domani, come la quarta rivoluzione industriale, un’economia circolare e a basse emissioni di carbonio, le sfide sempre più forti ai valori dell’UE, le minacce alla pace e la stabilità alle frontiere dell’Unione.
Iniziative dal basso che coinvolgano i governi locali e regionali, i cittadini e la società civile ricopriranno un ruolo chiave in questa agenda, volta a conseguire la prosperità economica, che deve andare di pari passo con la sostenibilità ambientale e l’inclusione sociale.

La seconda priorità del mandato di Jahier è la promozione della pace, che non andrebbe data per scontata, oggi che l’UE deve fronteggiare le sfide della Brexit, le crescenti tensioni nei Balcani occidentali, l’ascesa del terrorismo e il diffondersi di pratiche non democratiche in alcuni Stati membri.

La nuova presidenza mira a un ruolo più incisivo per la cultura, considerata da Jahier una forza unificante e trainante per un’Europa che condivide un patrimonio, una storia e valori comuni. «La cultura può aiutarci a superare la crisi sistemica, politica e di identità in atto nel Continente, e può incitarci a sognare, a creare nuove prospettive».
In questo quadro bisognerà fare dei giovani i veri e principali promotori del cambiamento e dare loro lo spazio e la voce in capitolo che meritano.

Nel pronunciare parole di elogio per il lavoro svolto da suo predecessore, Georges Dassis, su temi importanti come la migrazione, il pilastro sociale e il futuro dell’Europa, Luca Jahier ha assicurato che proseguirà il cammino così iniziato e si adopererà affinché il CESE si trovi ad affrontare da una posizione migliore la lotta alle tendenze nazionaliste e populiste – in crescita in molti Stati membri – e il problema di uno spazio civico che si va riducendo.
Il Comitato prenderà attivamente parte ai prossimi «appuntamenti strategici»: il vertice sul futuro dell’Europa e le «consultazioni dei cittadini» proposte dal presidente francese Macron. Si attiverà per migliorare la cooperazione con le Istituzioni dell’UE e rafforzare il dialogo con la società civile in tutti Paesi membri.

«Abbiamo l’opportunità di dare un nuovo impulso all’impegno della società civile europea. Per l’Europa di domani, è necessario averne il coraggio; dobbiamo avere l’ardire di immaginare un mondo nuovo. Non c’è tempo da perdere, dato che in molti casi le sconfitte che punteggiano il corso della storia si possono riassumere in due sole parole: troppo tardi», ha concluso il Presidente.

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