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Punti Primo Intervento e Case della Salute: il 5 settembre incontro in Regione con i sindaci pontini

La pubblicazione del DCA U00303 in data 25 luglio scorso sul BUR n.65 del 13 agosto che prevede la chiusura dei sette Punti di Primo Intervento della provincia e in merito al quale questo Comitato ha già inviato un comunicato il giorno successivo, in questi giorni ha risvegliato la politica provinciale con particolare riguardo ai consiglieri regionali senza esclusione alcuna; ma proprio costoro sono i responsabili di questa situazione, dove erano mentre gli uffici regionali scrivevano questo decreto? Non avevano promesso che ci avrebbero pensato loro a potenziare i PPI? Dal PD a Forza Italia, dal M5S alla Lega, ecc. ora hanno ancora la forza di tornare a promettere. Ma sanno almeno di cosa stanno parlando?

Insieme ad alcuni amici degli altri Comitati anche noi parteciperemo alla manifestazione il 5 settembre sotto il Palazzo della Regione prima dell’incontro dei Sindaci con l’assessore competente, ma mi sembra di essere tornato ad un anno fa, quando facemmo la marcia a Latina che si concluse sotto l’ufficio del direttore generale della ASL Casati, anche all’epoca tante promesse, ottenemmo la proroga di un anno, ma ora siano ancora allo stesso punto.

Pur condividendo la necessità di farsi vedere e sentire: dall’epoca delle manifestazioni che purtroppo lasciano il tempo che trovano, è giunta l’ora di passare ai fatti, per cui è già pronto il nostro ricorso al TAR.

Non ci sono altri mezzi per far ascoltare concretamente la nostra voce: alla forza della Regione risponderemo con le nostre armi: Davide contro Golia, ma nell’unione di tutti i Comitati e di tutti i Sindaci troveremo la forza per vincere.

Purtroppo con il decreto 303/2019 vengono cancellati tutti i PPI compresi anche i moduli aggiuntivi presenti nelle Case della salute (vedi Ladispoli) o nell’ospedale di Comunità (Cori), ma questo a qualche politico locale è sfuggito e da altri si seguita a dire che va tutto bene.

Abbiamo evidenziato circa venti vizi di legittimità. A ciò dobbiamo aggiungere che dai dati forniti dal direttore generale della stessa ASL Latina nel corso dell’ultima riunione ristretta dei Sindaci dei sette Comuni che ospitano un PPI, tenutasi il 22 luglio 2019 e stranamente non utilizzati nel citato DCA U00303/2019, risulta che nel solo primo semestre 2019 gli accessi sarebbero stati i seguenti: Cisterna: 3270, Cori: 2692, Gaeta: 4079, Minturno: 6119, Priverno:3133, Sabaudia: 3060, Sezze: 4878; per un totale complessivo di 27.231 accessi che nel caso di chiusura dei PPI si riverserebbero direttamente sui tre PS rimasti: Latina, Terracina e Formia.

Ma la cosa più preoccupante è che dai predetti dati statistici forniti dalla ASL Latina risulta che anche nelle ore notturne, fino a dopo le 24 ci sono numerosi accessi il che da solo dimostra i rischi di chiudere il PPI durante queste fasce orarie.

Il testo del ricorso è a disposizione gratuitamente di tutti quanti: Comuni e Comitati vorranno utilizzarlo.
Il diritto alla salute riconosciuto dall’art. 32 della Costituzione non può essere calpestato chiudendo i PPI per far vedere ai Ministeri che si è riportata in pareggio la spesa sanitaria.

Sono ben altri i problemi della sanità regionale, rispetto ad un finanziamento ordinario corrente per la garanzia dei LEA di € 11.048.352.082,48 la spesa per i PPI è irrisoria, le cause del disavanzo come indicato nella relazione di accompagnamento alla decisione di parifica del rendiconto generale della Regione Lazio per l’esercizio finanziario 2018 dalla dott.ssa Serbassi nell’Udienza della sezione regionale di Controllo della Corte dei conti del 23 luglio scorso: la spesa farmaceutica, i costi delle case di cura e degli ospedali religiosi, la specialistica ambulatoriale che in questa ASL è aumentata mentre le liste di attesa prevedono ancora tempi lunghissimi, ecc.
Ci era stata promessa con grande enfasi una Casa della Salute in ogni Distretto, ma stiamo ancora aspettando: da Aprilia a Gaeta (già finanziate), come da Sabaudia a Minturno, mentre “stranamente” nel Distretto 3 ce ne sono già due.
Non bastano le parole dei politici locali a modificare il decreto 303/2019, il tempo stringe.
Abbiamo fiducia nella Magistratura.

IL PROMOTORE DEL COMITATO
Franco Brugnola

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