Coronavirus: De Castro-Dorfmann, quarantena attiva per lavoratori agricoli UE

Appello a Bellanova: buoni esiti da protocollI in opera in altri Stati membri

”C’è una soluzione per dare una risposta immediata alla mancanza di lavoratori stagionali nelle campagne italiane, garantendo la loro e la nostra sicurezza contro il diffondersi del coronavirus. E’ la ‘quarantena attiva’ che può contribuire a salvaguardare un quarto del made in Italy e la sopravvivenza di molte aziende agricole italiane , ormai in ginocchio per la mancanza di manodopera”. E’ l’appello congiunto che sottoscrivono in un nota alla ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, Paolo De Castro ed Herbert Dorfmann, coordinatori S&D e PPE alla commissione Agricoltura dell’Europarlamento.

“L’approccio che seguono altri Partner europei – spiegano i due deputati Ue – riguarda i lavoratori agricoli stagionali che provengono da altri Paesi dell’Unione. In Italia arrivano soprattutto dai Paesi est-europei, Polonia e Romania in testa, e rappresentano una componente fondamentale di numerosi ‘distretti agricoli’: dalla raccolta delle mele in Trentino Alto Adige all’ortofrutta in Emilia Romagna”.

Per De Castro e Dorfmann, il protocollo per la ‘quarantena attiva’, che sta già dando buoni risultati, prevede che nei primi 14 giorni dal loro arrivo, ai lavoratori venga concesso di svolgere le attività agricole, purché obbligatoriamente separati dagli altri dipendenti per quanto riguarda gli alloggi, occupati (a eccezione delle famiglie) per la metà della loro capienza, con l’obbligo di seguire norme igieniche rigorose. Sui campi, invece, i lavoratori devono essere ripartiti in squadre di lavoro costanti e ristrette in termini numerici, in modo che in caso di sospetto di contagio, il dipendente possa essere immediatamente isolato e segnalato al Servizio sanitario nazionale al pari di tutti i componenti della sua squadra.

“Questo approccio darebbe una risposta anche alle sollecitazioni e alle richieste di riconoscimento dei diritti dei lavoratori agricoli che ci stanno arrivando da varie organizzazioni, da Caritas a Slow Food, a Effat, la Federazione europea dei sindacati alimentari, agricoli e turistici. Anche gli agricoltori italiani – concludono De Castro e Dorfmann – sono pronti a fare la loro parte, nell’interesse comune che i nostri prodotti possano continuare ad arrivare sulle tavole delle famiglie italiane”.

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