Blue economi

Latina. La rassegna Cultura da Mare si è chiusa con Blue Economy

La rassegna Cultura da Mare si è chiusa con Blue Economy,
un incontro propositivo con i maggiori player al livello nazionale,
per capire come sviluppare l’economia del mare sulle coste laziali.

Qual è il ruolo dell’Italia, con i suoi 8mila km di costa, nello sviluppo dell’economia del mare? E quanto potenziale inespresso ha la Regione Lazio in questo settore che sul mercato ha un peso importante? Sono questi gli interrogativi al centro di Blue Economy, l’incontro che il 30 luglio ha chiuso la rassegna “Cultura da Mare”, organizzata dalla casa editrice LabDFG in collaborazione con Financial&Capital Advisor.

Domande a cui si è cercato di rispondere, proponendo anche soluzioni, con un parterre di esperti di alto livello. Oltre a Giovanni Di Giorgi, Direttore editoriale di LabDFG e curatore dell’evento e Leonardo Valle, autore del best-seller “Advancend Advisor”, e al moderatore Carlo Buttaroni, Presidente di Tecnè Italia si sono alternati sul palco della Terrazza Gelatilandia al Mare, Damiano Coletta, Sindaco di Latina, Cosmo Mitrano, Sindaco di Gaeta, Stefano Cenci, Presidente Unindustria Civitavecchia, Nicola Procaccini, Europarlamentare, Francesco Tomas, Comandante Direzione Marittima del Lazio, Pierantonio Palluzzi, Presidente ANCE Latina, Marco Picca, Presidente Federalazio Latina, Walter Vassallo, Amministratore delegato di Letyourboat e Giancarlo Vinacci, Advisor Comune di Genova.

Il dibattito ha preso le mosse proprio da “Advaced Advisory”, il libro, o per meglio dire il “manuale” di Valle, che spiega l’importanza della portualità e della digitalizzazione, riferendosi in particolare al caso del porto di Genova. Il mondo sta cambiando e l’Italia non riesce a stare al passo. Di economia blu si sente parlare già dal 2010, anno in cui il termine venne coniato dall’economista Gunter Pauli, ma mentre altre Nazioni hanno capito come sfruttare al massimo il potenziale dell’oro blu, il nostro Paese, nonostante sia una piattaforma naturale al centro del Mediterraneo ha deciso di ritirarsi nell’entroterra, lasciando ad altri il monopolio del mare.

Come ha sottolineato il Comandante Tomas, l’Italia e il Lazio in particolare soffrono di una scarsa cultura marittima. «Non abbiamo neanche un Ministero dedicato esclusivamente alla tutela del Mare», ha dichiarato. «Il mercato non può fermarsi ai confini Nazionali né tantomeno a quelli regionali». E non è un caso che a dibattere sul palco ci fossero due Sindaci che hanno gestito e stanno gestendo in modo diverso l’economia della loro marina.

Uno è Cosmo Mitrano, Sindaco di Gaeta, il quale all’inizio del suo mandato ha fatto una scelta importante e ambiziosa per la sua città: penetrare il mercato del turismo invernale. Gaeta è un gioiello della villeggiatura estiva, cosa può offrire più del mare? La sfida di Mitrano è stata proprio seguire una strada che attraverso la collaborazione tra istituzioni e imprenditoria locale, portasse ad accendere le luci della città. Lo sforzo è stato ripagato, perché quest’anno nel periodo invernale si sono registrati più di 55mila visitatori.

Un discorso a parte va fatto per Latina, che è la città di mare meno marittima del Lazio. Nonostante la posizione strategica i collegamenti, via mare e via terra, sono scarsi, pericolosi e non rispondono alle necessità del mercato. Il Sindaco Coletta ha dato il via a un progetto di riqualificazione definito “Latina anche città di mare”: «Latina non ha percezione di essere una città marinara», ha dichiarato. «La valorizzazione della marina è oggetto di molte campagne elettorali, ma adesso dobbiamo decidere cosa vogliamo essere». L’idea dell’amministrazione è puntare su una mobilità sostenibile, un modello molto “light” di Rimini e Riccione.

È chiaro che il rilancio dell’economia del mare non viene senza l’aiuto delle istituzioni, che devono svolgere un ruolo di primo piano nello sviluppo del Paese. Su una cosa l’opinione è stata unanime: c’è bisogno di eventi come quello della scorsa sera, c’è bisogno di parlarne, di scambiarsi opinioni, per far sì che l’Italia possa sfruttare tutte quelle potenzialità quiescenti.

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