Morto Gigi Proietti, 80 anni oggi

L’attore era ricoverato in una clinica romana per problemi cardiaci, si era aggravato ieri sera, è deceduto alle 5.30

Gigi Proietti se ne è andato proprio la mattina del suo compleanno, oggi infatti avrebbe compiuto 80 anni. L’ultimo colpo di scena del grande mattatore, e chissà che battute ne saprebbe tirare fuori lui. Era nato a Roma il 2 novembre 1940 ed era ricoverato da due settimane in clinica per gravi problemi cardiaci. Ieri le sue condizioni si sono aggravate.

Luigi «Gigi» Proietti era poliedrico come i suoi personaggi, un talento puro come Leopoldo Fregoli, il trasformista cui aveva dedicato uno sceneggiato nel 1981, o come il genio della lampada di Aladino a cui aveva prestato la voce nel cartoon Disney. «Un esibizionista allegro» si definiva lui, esuberante e irresistibile come quando nel suo famosissimo one man show «A me gli occhi please» negli Anni 70 – e poi di nuovo nei 90 – cantava, si dirigeva, recitava monologhi spassosi, imitava, ballava, senza mai risparmiarsi.

Un uomo da mille facce: capace di essere un Mangiafuoco spaventoso nell’ultimo «Pinocchio» di Garrone e un «Maresciallo Rocca» rassicurante per milioni di italiani che lo vedevano su Raiuno. Romano fino al midollo ma aperto al mondo e alla cultura, sua la decisione di costruire un Globe Theatre shakespeariano nel 2003 all’interno dei giardini di Villa Borghese, per commuovere il pubblico più largo possibile con la poesia e la tragedia del Bardo.

Un uomo tanto generoso sul palco e nella vita pubblica – solo di recente ricordiamo il suo appello «ai nonni d’Italia» perché non si mettessero a rischio di contagio Covid – quanto riservato nella vita privata, sposato dagli Anni 60 con Sagitta Alter, guida turistica svedese, dalla quale ha avuto due figlie: Susanna e Carlotta. Grande figura di maestro e insegnante per i giovani, scopritore di talenti al Teatro Brancaccio di Roma, dove negli Anni 70 aveva creato un laboratorio di esercitazione sceniche: «Come diceva Gassman (di cui era grande amico), ai giovani attori, ho insegnato loro tutti i miei difetti» diceva con la sua ironia affettuosa. Enrico Brignano, Flavio Insinna, Giorgio Tirabassi, per citarne solo qualcuno, vengono dalla sua scuola.

«I classici sono tali perché non ‘chiudono’, non finiscono mai di interessare» diceva Proietti di Shakespeare. Non possiamo pensare a una definizione migliore per lui.

Fonte LA STAMPA

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