La Corte dei conti europea ha certificato l’affidabilità dei conti 2019

La Corte dei conti europea (“la Corte”) ha certificato il buono stato di salute di tutte le imprese comuni dell’UE (partenariati pubblico-privato conclusi tra l’UE e industria, gruppi di ricerca, organizzazioni internazionali e Stati membri), formulando giudizi di audit positivi sui rispettivi conti e sulle operazioni finanziarie da queste eseguite. Tuttavia, come per gli esercizi precedenti, la Corte ha nuovamente attirato l’attenzione sull’impresa comune “Fusion for Energy” (F4E), principalmente a causa del rischio di ulteriori aumenti dei costi e ritardi nell’attuazione del progetto di reattore termonucleare sperimentale internazionale (ITER).

“Il valore aggiunto delle imprese comuni consiste nel fatto che l’UE, l’industria privata e i gruppi di ricerca collaborano per il bene comune nel quadro di un partenariato. Ciò apporta innovazione e crescita economica”, ha affermato Ildikó Gáll-Pelcz, il membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “Dall’audit espletato dalla Corte per il 2019 risulta che la gestione finanziaria delle imprese comuni è sana, nonostante possano essere ulteriormente migliorati numerosi aspetti, come ad esempio la gestione degli appalti, dei pagamenti delle sovvenzioni e quella delle risorse umane”.

Le imprese comuni vengono costituite per svolgere attività di ricerca e innovazione negli specifici campi ad esse assegnati dal Consiglio. Per selezionare i migliori progetti da ammettere a finanziamento, esse utilizzano principalmente inviti a presentare proposte. La Commissione europea partecipa alle imprese comuni quale membro del settore pubblico, in rappresentanza dell’UE; nel 2019, ha contribuito per circa 1,9 miliardi di euro alle attività di ricerca e innovazione delle imprese comuni. Tra i membri privati figurano l’industria, vari gruppi di ricerca e organizzazioni internazionali. I membri privati forniscono principalmente contributi in natura attuando le attività delle imprese comuni, in cui investono risorse finanziarie e umane, asset e tecnologie propri.

La Corte ha certificato l’affidabilità dei conti 2019 di tutte le imprese comuni dell’UE; in altre parole, i conti forniscono un’immagine fedele della situazione finanziaria di ciascuna di esse e non vi sono, secondo le norme contabili, errori rilevanti nelle operazioni relative alle entrate e ai pagamenti su cui sono basati i conti. Tuttavia, la Corte ha rilevato vari ambiti che necessitano di miglioramenti: ad esempio, sebbene i controlli interni sui pagamenti siano risultati, in generale, efficaci e abbiano mantenuto il tasso di errore al di sotto della soglia di rilevanza del 2 %, diverse imprese comuni hanno presentato ancora debolezze nelle procedure relative ad appalti, pagamenti per sovvenzioni e assunzioni.

La Corte ha altresì controllato il tasso di attuazione delle attività delle imprese comuni. Le attività del Settimo programma-quadro per le attività di ricerca e sviluppo tecnologico (7° PQ) e del programma delle Reti transeuropee di trasporto (TEN-T), stabilite nel ciclo di bilancio dell’UE (QFP) del 2007‑2013, sono nella fase di chiusura. Secondo la Corte, le imprese comuni hanno raggiunto un elevato livello in termini di esecuzione dei progetti e di contributi di partner privati (il 90 % dei valori-obiettivo fissati dai rispettivi regolamenti istitutivi). Al contrario, alcune imprese comuni che attuano attività previste da Orizzonte 2020 non hanno raggiunto i valori-obiettivo fissati. La Corte ha rilevato che le imprese comuni, sebbene siano state per lo più pianificate con una durata di vita di 10 anni (2014‑2024), hanno attuato in media solo il 51 % delle attività di Orizzonte 2020 e delle connesse attività aggiuntive. D’altra parte, alla fine del 2019, le imprese comuni che si occupano delle attività di Orizzonte 2020 avevano completato la maggior parte delle procedure d’appalto e avevano già aggiudicato e/o firmato contratti, in media, per il 78 % delle rispettive attività programmate.

Infine, per quanto concerne l’impresa comune “Fusion for Energy” (F4E), anche quest’anno la Corte segnala che il contributo dell’UE al progetto di fusione nucleare ITER a Cadarache (Francia) rischia di subire ulteriori aumenti dei costi e ritardi di attuazione rispetto allo scenario di riferimento attualmente approvato, e attira l’attenzione sulle ripercussioni che il recesso del Regno Unito dall’UE potrebbe avere dopo il 2020. Inoltre, secondo la Corte, le debolezze di F4E in materia di pianificazione degli appalti, gestione delle risorse umane e dei progetti comportano rischi per l’efficacia operativa di detta impresa comune.

Informazioni sul contesto

La maggior parte delle imprese comuni dell’UE ha sede a Bruxelles; fanno eccezione la F4E, che ha sede a Barcellona, e l’EuroHPC, che ha sede a Lussemburgo; i conti di quest’ultima non sono stati sottoposti ad audit per il 2019, ma lo saranno per l’esercizio finanziario 2020.

Il documento riepilogativo intitolato “Sintesi dell’audit sulle imprese comuni dell’UE per il 2019” e le informazioni dettagliate su ogni impresa comune sono disponibili in 23 lingue dell’UE sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

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