Primo Grano Sabaudia

Pagine di storia che raccontano dell’agricoltura e primizie nella Sabaudia degli anni’ 30

Sabaudia, sorta come centro di spessore del settore agricolo, fu per un certo periodo ricordata soprattutto per le insistenti battaglie del grano ed in conseguenza della spinta del Governo, per promuoverne la coltivazione agricola negli appezzamenti da poco bonificati. Nella storia di quel tempo, colpiscono le visite del Duce attraverso i Comuni dell’Agro Pontino, con lui stesso mentre a dorso nudo trebbiava il grano coadiuvato dai contadini del luogo. Sabaudia e Pontinia erano i centri preferiti per le attività nelle quali era solito cimentarsi per intraprendere il singolare rito della trebbiatura. D’altronde, il mosaico di Ferruccio Ferrazzi, collocato sul portone d’ingresso della Chiesa della SS.Annunziata di Sabaudia, si caratterizza per riprodurre la scena di Mussolini in canottiera, intento a raccogliere le mature spighe. Ma chi avrebbe mai pensato che l’industria agricola avesse anche provveduto ad altri prodotti di autentica concorrenza a livello nazionale come per l’appunto accadde a Sabaudia? Parlare di un mero tentativo sarebbe un errore storico in quanto le cronache del tempo dettero ampio risalto alle iniziative e ai particolari prodotti che venivano realizzati in loco. Per l’inaugurazione del frutteto alle porte della città, fu coinvolto il Capo del Governo con lo scopo di dare maggiore promozione ad un’impresa così ardimentosa sotto il profilo del potenziamento delle attività agricole di questo territorio. Nell’anno 1936, Achille Josi fu il primo direttore del frutteto, che venne gestito dall’Opera Nazionale Combattenti. In questo territorio, a detta di alcuni protagonisti, furono piantate diverse varietà d’uva, come nel caso delle specie, Italia, Perlona, Pizzutello Rosa. Il vigneto sperimentale si trovava alla sinistra dell’ingresso nella Città e qui si raccontava che si coltivassero all’incirca ottanta varietà di uva e che si svolgessero degli esperimenti di ibridazione. Il frutteto, secondo stime degli addetti, si estendeva per una superficie di 18 ettari, tra cui 7 di questi erano stati destinati al vigneto, mentre nella parte restante erano coltivate circa 300 varietà tra pesche, pere e prugne. La supervisione tecnica dell’intera attività era stata affidata al noto studioso prof. Mario Ferraguti, ma tutto era assoggettato alle direttive dell’Opera Nazionale.

Mussolini, nel ruolo di capo del Governo, in più di qualche circostanza, era venuto a visitare questi appezzamenti di terreno, che davano prodotti molto concorrenziali e di elevato valore commerciale e agricolo. La frutta, che si raccoglieva, veniva custodita nelle celle frigorifere, fatte arrivare appositamente dalla Svezia, che si trovavano in pieno centro storico, nei locali del vecchio mercato, da anni non più visitabili. In seguito, il complesso venne abbattuto ed il sito fu ribattezzato con il toponimo di Piazza Santa Barbara, che non aveva niente a vedere con il progetto agrario originario. La direzione di queste coltivazioni sperimentali rimase sotto la responsabilità di Achille Josi fino al dopoguerra, con un momento di pausa forzata a causa dello scoppio della guerra. Fra l’altro, nel periodo bellico, per quei locali coperti, venne dato incarico al geometra Fiorentini per lo studio di un progetto finalizzato all’allestimento di un rifugio antiaereo in favore del ricovero della popolazione. Tra gli anni 1948-1953, sotto le direttive dell’Opera Nazionale, che affidò l’incarico a personale esperto, riprese l’attività produttiva del frutteto nella quale venivano impiegati una sessantina di operai. Con l’intento di valorizzare e promuovere la produzione delle uve, negli anni 1937 e 1938, nella metà del mese di settembre, lo stesso Comune, considerato il buon raccolto della produzione viticola, si provvide ad organizzare due edizioni dedicate alla festa dell’uva, la prima, individuata come l’VIII edizione, si svolse il 19 settembre 1937, e l’altra, il 18 settembre dell’anno successivo. Si trattava di autentiche sagre, con tanto di concorso nella pubblica piazza, che vedevano i commercianti del centro storico allestire dei chioschi ed addobbare le vetrine con i preziosi grappoli d’uva. Un’idonea giuria stilava la classifica generale attraverso la quale venivano prescelti i vincitori con l’assegnazione finale di prestigiosi premi. Così, dall’analisi dei dati e delle varie testimonianze, viene alla luce una pagina meno nota della storia cittadina, che però risultò molto importante ai fini della produzione del settore agricolo di quel periodo, in cui fra l’altro si stava organizzando la vita delle Città di Fondazione con la ricerca di nuove fonti produttive soprattutto collegate allo sfruttamento delle campagne appena bonificate.

In seguito, i fertili terreni vennero ceduti a privati e così per la località pontina si chiuse definitivamente quel periodo di sperimentazione nel campo della viticoltura e delle varie specie della frutta.

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