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Imprese comuni: la Corte promuove i partenariati pubblico-privato dell’UE

La Corte dei conti europea ha certificato i conti del 2020 e le operazioni a questi sottostanti di tutte le imprese comuni (“Joint Undertaking”) dell’UE, i partenariati pubblico-privato dell’UE con l’industria e i gruppi di ricerca.

Nel settimo anno della loro durata di vita decennale, le imprese comuni hanno in gran parte già attuato circa 2/3 delle rispettive attività nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma quadro dell’UE per finanziare la ricerca e lo sviluppo tecnologico.

Le imprese comuni, inoltre, hanno messo a frutto sinergie – osserva la Corte – per mantenere la continuità operativa durante la pandemia di COVID-19 e mitigarne l’eventuale incidenza sui servizi forniti.

Per svolgere le attività di ricerca e innovazione nelle rispettive sfere di competenza specifiche, le otto imprese comuni dell’UE che operano nell’ambito di Orizzonte 2020 gestiscono risorse finanziarie per 19,7 miliardi di euro in totale.

Si tratta di finanziamenti in denaro erogati dalla Commissione europea tramite i programmi di ricerca e innovazione, nonché di contributi in natura e altri contributi finanziari forniti dai partner privati, dagli Stati partecipanti e dalle organizzazioni intergovernative.

Per selezionare i migliori progetti da finanziare, queste imprese comuni si avvalgono principalmente di inviti a presentare proposte. Fusion for Energy, l’impresa comune nel quadro di Euratom, dispone di una dotazione stimata in 15 miliardi di euro circa per finanziare la componente europea nella realizzazione del progetto di fusione nucleare ITER in Francia.

Questa dotazione comprende i costi di esercizio dell’impianto nucleare dal 2028 al 2035. Nel febbraio 2021 il Consiglio dell’UE ha approvato il contributo dell’Euratom a questa impresa comune per il QFP 2021‑2027, fissato a circa 5,6 miliardi di euro.

Come ogni anno, la Corte ha esaminato la situazione finanziaria di tutte le imprese comuni e ha riscontrato che i conti, secondo le norme contabili internazionali, erano affidabili e che non vi erano errori rilevanti nelle operazioni sottostanti relative a pagamenti ed entrate.

“Sebbene siano possibili ulteriori miglioramenti sotto diversi aspetti, l’audit espletato dalla Corte per il 2020 conferma che la gestione finanziaria e della conformità presso le imprese comuni gode di buona salute”, ha dichiarato Ildikó Gáll-Pelcz, il Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit.

“Abbiamo constatato con piacere che le imprese comuni, grazie alle sinergie create fra loro, si sono adattate ai vincoli imposti dalla pandemia senza notevoli ripercussioni sulle attività svolte o sui beni e servizi prodotti”.

La Corte ha rilevato tuttavia che occorrono miglioramenti in vari ambiti: ad esempio, seppure i controlli interni siano stati generalmente efficaci, sono state osservate debolezze nella pianificazione annuale dei pagamenti e nei sistemi informatici locali.

Inoltre, dalle risultanze dell’audit espletato sui pagamenti a titolo di sovvenzioni è emerso che le spese per il personale sono la principale fonte di errore, il che indica che le corrispondenti norme e procedure in tale ambito dovrebbero essere razionalizzate ulteriormente come presupposto per i futuri programmi quadro di ricerca.

Peraltro, in alcuni casi le carenze di risorse umane rischiano di pregiudicare la performance globale delle imprese comuni, in quanto determinano, ad esempio, la perdita di competenze essenziali, la mancanza di chiarezza nei canali di assolvimento dell’obbligo di rendiconto e una minore efficienza del personale.

La Corte ha verificato il tasso di esecuzione delle attività delle imprese comuni e ha stimato che, a fine 2020, queste avevano già sottoscritto l’88 % delle convenzioni di sovvenzione previste per Orizzonte 2020 e conseguito circa il 62 % dei valori-obiettivo relativi ai contributi dei membri per le attività nell’ambito di Orizzonte 2020.

Vi sono però notevoli differenze nei livelli raggiunti dalle diverse imprese comuni, a seconda della natura del campo di ricerca, della diversa durata dei progetti e della loro operatività.

Le attività stabilite nel QFP 2007‑2013 che ricadono nel settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico e nel programma per la rete transeuropea dei trasporti sono state quasi interamente eseguite.

Infine, la Corte ha constatato con soddisfazione che tutte le imprese comuni avevano adottato azioni correttive in risposta alle osservazioni di audit formulate negli anni passati.

In particolare – osserva la Corte – Fusion for Energy aveva decisamente migliorato la qualità delle informazioni fornite nei conti annuali del 2020, fornendo in particolare una stima dei costi complessivi in euro per portare a termine gli obblighi di realizzazione che le incombono per il progetto di fusione nucleare ITER (18 miliardi di euro).

Viene tuttavia richiamata l’attenzione sul fatto che eventuali modifiche alle ipotesi fondamentali per la stima e l’esposizione al rischio potrebbero comportare aumenti significativi dei costi e ulteriori ritardi nella realizzazione del progetto ITER.

Il documento riepilogativo intitolato “Sintesi dell’audit sulle imprese comuni dell’UE per il 2020” e le informazioni dettagliate su ogni impresa comune sono disponibili sul sito Internet della Corte.

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