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Camera di Commercio. Frosinone e Latina sui mercati internazionali del 2021


Doveroso è premettere che ogni analisi dei dati consegna un’immagine già
scolorita, in quanto è superata dal drammatico evolversi degli eventi,
tuttavia, leggere a che punto eravamo a fine anno rimane di utilità per
confrontarsi con un dopo che ha come unica certezza che sarà diverso.


Sugli scambi internazionali giocheranno un ruolo determinante i nuovi
assetti geo-politici in corso di definizione e, altrettanto, le scelte
imprenditoriali che andranno a modificare le catene globali del valore,
con probabili attese di un ritorno alle reti corte delle forniture.


Passando ai numeri dei nostri territori sui mercati esteri, dopo la
flessione riferita ai dodici mesi precedenti, le dinamiche delle vendite
oltre confine delle province di Frosinone e Latina confermano il
ridimensionamento realizzatosi a partire dall’inizio della pandemia.


Nel frusinate, le esportazioni si attestano sui 6,7 miliardi di euro e
risultano pressoché in linea con i valori targati 2020 (+0,4%, a fronte
del -11,5% precedente); al riguardo, dopo una prima semestrale in
crescita (+6,5%), si realizza un brusco calo delle esportazioni nel
terzo trimestre, cui segue una chiusura d’anno in area negativa.


Diversamente a Latina le vendite all’estero si attestano sugli 8,1
miliardi di euro, in leggera flessione (-2,7%, a fronte del -3,2%
riferito all’anno 2020), all’esito di dinamiche piuttosto negative fino
al terzo trimestre, seguite da un poderoso recupero in chiusura d’anno
(+35,6% nel IV trimestre).


Nonostante gli esiti sopra descritti, l’export è un punto di forza delle
nostre province, atteso che nel panorama nazionale Latina e Frosinone si
collocano al 19° e al 23° posto della graduatoria provinciale, con
risultati eccezionali nel segmento del chimico Farmaceutico, che
rappresenta i 2/3 delle vendite sui mercati esteri del frusinate e oltre
l’80% delle esportazioni pontine.

E’ chiaro, dunque, che tali risultati non stupiscono in uno scenario in
cui anche su scala nazionale l’industria del farmaco mostra un leggero
calo dell’export, condizionata non solo dalla minore domanda di farmaci
dovuta alla pandemia, che ha rallentato le prestazioni dell’altra
sanità, ma anche dalla maggiore produzione estera.


Tuttavia, inducono a riflessioni in quanto la storica presenza delle
multinazionali farmaceutiche determinante per i risultati delle vendite
all’estero delle nostre province e il cui contributo all’economia e
all’occupazione dei nostri territori non occorre sia ribadito, deve
essere un patrimonio da consolidare.


Ma ancora oggi assistiamo alle consuete notizie di “cronaca” nel nostro
Paese, in cui a causa delle lungaggini della burocrazia perdiamo
opportunità di sviluppo e di crescita importanti per l’intero polo
farmaceutico laziale, come il caso Catalent: 100 milioni di dollari di
investimento per la produzione di vaccini e 100 posti di lavoro
aggiuntivi andati in fumo tra le pieghe di una lenta e asfissiante
burocrazia, che rimane distante da ogni concetto di sviluppo del
territorio, rappresentando una zavorra di regole che lasciano sul campo
solo occasioni perdute.


Notizie che in un momento drammatico come l’attuale non sono
tollerabili, anche alla luce delle incertezze che si profilano a causa
del conflitto russo-ucraino, che sta sconvolgendo le catene del valore e
le traiettorie degli approvvigionamenti connesse alle difficoltà di
transito dalle rotte del Mar Nero, interrotte con l’inizio della guerra
e le cui conseguenze anche sugli scambi internazionali saranno da
valutare nei prossimi mesi.


Sempre a titolo di cronaca, gli scambi delle province di Frosinone e
Latina con l’area interessata dal conflitto Russo-Ucraino e i Paesi che
gravitano commercialmente nel bacino del mar Nero, seguono dinamiche
divergenti, condividendo quale principale partner commerciale la Russia.


Il frusinate, che esporta in prevalenza merci dell’industria tessile ed
elettronica, mostra un ridimensionamento nell’ultimo biennio, dovuto con
elevata probabilità agli effetti della pandemia (poco meno di 48 milioni
di euro, a fronte dei 348 milioni di euro del 2019, la quota sull’export
complessivo scende dal 4,6% allo 0,7%).


Diversamente, Latina registra una progressiva espansione (52 milioni di
euro, +81% nell’ultimo biennio), trainata dai prodotti della
trasformazione alimentare, settore anche questo esposto alle ombre che
le triangolazioni tra i Paesi create per arginare il blocco delle
esportazioni verso la Russia del 2014, oggi da ridefinire, rischiano di
creare un eccesso di offerta ed il crollo dei listini.

Due frame diversi, dunque, che senz’altro sottostimano le dimensioni
dell’interscambio commerciale complessivo, atteso che l’area del mar
nero interessa un bacino più grande di Paesi essendo di transito per
relazioni commerciali non tracciabili statisticamente, tuttavia ci
restituiscono un perimetro i cui contorni seppur ristretti, mostrano
direzioni che nei prossimi mesi dovranno attraversare ulteriori
complessità.


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