Arianna Farina
Arianna Farina

Arianna Farina, interviene sul tema dell’identità di Sabaudia

Arianna Farina, candidata per Azione al consiglio comunale, interviene sul tema dell’identità di Sabaudia: “Nonostante tutto, Sabaudia la sento ancora come casa mia.

Quello che è venuto a mancare negli anni non le ha sottratto quella sua identità culturale, data da tante sfaccettature diverse, che la rendono il posto a cui sono più legata. Un’identità composta di ricordi indelebili, scolpiti nella nostra coscienza”.

La candidata si sofferma su quelli che sono stati, in passato, i punti focali dell’offerta sportiva che caratterizzava Sabaudia: “Collettivamente, non solo i residenti, ma anche (forse, soprattutto) i turisti che ogni anno tornano a Sabaudia, sono legati ad una certa immagine di questa città, sotto tutti i suoi molteplici aspetti.

Pensando allo sport, ad esempio, ricordo l’entusiasmo che si respirava al Palazzetto quando si andavano a vedere le partite di pallavolo; quello stesso Palazzetto in cui aveva giocato una leggenda come Andrea Giani.

Oppure, le persone ammassate lungo il parapetto del ponte sul lago a vedere le gare di canoa; quello stesso lago in cui tante volte aveva remato Antonio Rossi.

Non voglio assolutamente screditare l’impegno delle attuali società sportive, che anzi resistono e apportano anche risultati ragguardevoli, nonostante le difficoltà. Eppure, quell’entusiasmo collettivo che si respirava una volta sembra un po’ sbiadito”.

E prosegue : “I ricordi spaziano anche in altri luoghi e aspetti quotidiani, come le serate all’Atlantis o in altri locali della mondanità sabaudiana.

Certo, i ricordi sono filtrati dalla memoria dell’infanzia, ma sembrava che certe sensazioni non potessero svanire mai. Credo sia questa identità che continua a trattenermi a Sabaudia, ma i ricordi ad essa legati iniziano ad essere veramente lontani e vaghi.

E forse è arrivato il momento di lasciarli andare definitivamente e lasciare che il corso di Sabaudia cambi pagina. Troppo a lungo si è avuta la sensazione che in questa città si cercasse disperatamente di recuperare quei fasti e di riportarli nel presente, rimanendo ancorati ad un passato che non vogliamo lasciamo andare e che anche il turismo spera di ritrovare ogni volta che torna”.

Farina si sofferma su quelle che possono essere le prospettive: “Con una stretta al cuore, ritengo però che possa essere un errore intestardirsi in questa reminiscenza forzata.

L’identità di Sabaudia non era data dai locali che traboccavano di persone, dalle strutture sportive, o da quelle ricettive e nemmeno dai chioschi sul lungomare.

Come ho già sottolineate in altre occasioni, quell’identità era data dalle persone che frequentavano quei posti, sia residenti e sia di fuori e se si vuole che non si perda anch’essa insieme ai ricordi del passato, occorre ricreare le condizioni e il tessuto sociale affinché chi ama Sabaudia resti qui e non si senta più costretto ad abbandonarla”.

E conclude: “La Sabaudia che tutti amiamo è ancora lì, sotto il peso del rammarico, del rancore e della disillusione.

Forse siamo tanto affaticati da non riuscire a scorgerla con nitidezza, ma l’identità di Sabaudia è ancora lì ed è ancora vitale. Bisogna solamente continuare a crederci”.

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