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Maurizio Lucci

Maurizio Lucci: “Delibera a sostegno iniziative Coldiretti contro il cibo sintetico”


Nel nostro territorio comunale dove il 70% del Pil deriva dalle imprese agricole e dall’indotto generato grazie a produzioni di eccellenze che arrivano in tutta Europa non si può non cogliere l’opportunità di farsi portatori dei valori che sono espressi nell’indirizzo concettuale della sovranità alimentare votando una delibera, come è già successo in diversi Consigli Comunali e Provinciali in Italia, avendo come oggetto il sostegno ed adesione alle iniziative di Coldiretti contro il cibo sintetico in quanto limita la libertà dei consumatori e omologa le scelte sul cibo; favorisce gli interessi di pochi operatori, monopolizzando l’offerta di cibo nel mondo; spezza lo straordinario legame che unisce cibo e natura; non tutela la salute non essendoci garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e l’esperienza maturata è ancora troppo limitata per giungere a conclusioni differenti e non aiuta a perseguire gli obiettivi di giustizia sociale

Come ha spiegato il Ministro Lollobrigida per Sovranità alimentare si intende definire il diritto-dovere di ogni Nazione di difendere le proprie eccellenze alimentari per proteggere i nostri prodotti da copie come il Paarmesan e il Prosec. Sovranità alimentare significa tutelare i coltivatori per proteggere la filiera agroalimentare e la cultura rurale. La tendenza che è passata in questi anni è quella che basta nutrirsi (l’ideologia Farm to Fork) a prescindere da dove e come viene prodotto il cibo e l’Italia non può non uscirne profondamente penalizzata in quanto il prodotto italiano è un’eccellenza nel mondo anche per il legame che è di primarie e fondamentale importanza con il territorio.

Non si parla certo di autarchia ma di un processo che semmai vuole aumentare le esportazioni italiane nel mondo anche sostenendo e promuovendo tutti quei corollari che possono aiutare l’agricoltura italiana a prosperare. Nel 2022 l’export agroalimentare dell’Italia è stato quantificato in quasi 60 miliardi e le politiche di sovranità alimentare vogliono porsi l’obiettivo di aumentarne il valore, magari andando ad erodere i 120 miliardi (come è stato calcolato questo numero, non si sa) di italian sounding che minaccia a livello di concorrenza sleale il vero made in Italy.

La Coldiretti che con il suo milione e mezzo di associati in Italia è la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo da anni chiede politiche che vadano in questa direzione investendo per prima sulle filiere, sulla vendita diretta creando la rete di mercati di Campagna Amica e sulle energie rinnovabili,nuova frontiera di una vera politica green. La sovranità alimentare si attua seguendo due linee guida principali.

Per ridurre la dipendenza dall’estero e rassicurare quel 51% di cittadini che ha paura che il cibo non arrivi più sulle tavole a causa degli sconvolgimenti globali legati alla guerra occorre aumentare la quantità di suolo coltivabile. Secondo i dati del Censis gli agricoltori italiani sono oggi pronti a coltivare un milione di ettari in più per garantire la sovranità alimentare del Paese.

Ma le produzioni delle filiere vanno protette anche con nuove leggi adeguate che tutelino le eccellenze del nostro territorio e che vietino produzione e vendita di cibo fake. L’Italia, come dichiarato dal ministro Lollobrigida, sta portando avanti le istanze dell’Italia che rischia di essere penalizzata se nell’etichettatura degli elementi fra i requisiti generali previsti dalla U.E. non diventa più obbligatorio indicare la denominazione del luogo preciso di provenienza.


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