Giornate dell’energia del CESE: la società civile dovrebbe essere maggiormente coinvolta nel dibattito sulla politica energetica dell’UE


L’equità sociale e la partecipazione della società civile devono essere al centro delle discussioni sull’energia a tutti i livelli, da quello locale a quello europeo. Il 7 marzo 2018, nella prima delle due “Giornate dell’energia del CESE” organizzate a Bruxelles, si sono discussi lo stato attuale e i futuri sviluppi della politica energetica dell’UE.

Il tema dell’Unione dell’energia è stato il fulcro del convegno, che ha fatto il punto sui progressi compiuti nel raggiungimento degli obiettivi di questa Unione e valutato le sfide ancora da affrontare. I partecipanti hanno discusso su come i cittadini possano essere implicati nell’Unione dell’energia e beneficiarne e hanno esaminato le possibilità di migliorare la titolarità economica e politica, rispetto all’Unione dell’energia, delle singole persone e della società civile.

“L’Unione che chiediamo non può essere raggiunta senza il coinvolgimento attivo della società civile organizzata, il cui ruolo nel processo va precisato e reso permanente”, ha dichiarato Pierre Jean Coulon, presidente della sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell’informazione (TEN) del CESE. “Il CESE”, ha aggiunto, “persegue una visione di un’Unione dell’energia per i cittadini, promossa dai cittadini e con i cittadini. Tutti i cittadini devono trarre beneficio dalle opportunità che offre la transizione energetica, ma allo stesso tempo essi devono essere protetti contro i rischi che questa comporta.”

Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore generale della DG Energia della Commissione europea Dominique Ristori, il quale ha sottolineato che “L’equità sociale è la priorità centrale della Commissione Juncker. La transizione energetica è anche un’opportunità economica e sociale, non dobbiamo permettere che nessuno sia lasciato indietro.”

Il dibattito ha evidenziato i seguenti ostacoli alla realizzazione di questa visione e da esso sono emerse alcune soluzioni pratiche per superare le questioni che sono ancora in sospeso per il futuro.

Povertà energetica e consumatori vulnerabili – L’aspetto che viene prima di tutti e il più importante, la povertà energetica, ossia l’impossibilità di disporre di servizi di riscaldamento e di energia elettrica adeguati, è una sfida di enorme rilievo per la transizione energetica dell’Europa. La mancanza di idonei servizi di energia per uso domestico rende impossibile per molte persone la piena partecipazione alla vita economica, sociale e politica.

Il CESE è stato decisivo nel sensibilizzare alla povertà energetica a livello europeo e ha formulato una serie di raccomandazioni concrete nel corso degli anni. Tuttavia, i progressi nel principale ambito di elaborazione delle politiche dell’UE sono stati lenti. La creazione dell’Osservatorio dell’UE della povertà energetica, istituito solo di recente, era già stata chiesta dai membri del CESE nel 2013. Il Comitato sottolinea pertanto l’importanza di dare il giusto valore alla dimensione sociale della transizione energetica e afferma la sua intenzione di continuare a lavorare a stretto contatto con le altre istituzioni europee e le parti direttamente interessate al fine di trovare soluzioni al problema della povertà energetica.

L’assetto del mercato e i “prosumatori” di energie rinnovabili – In secondo luogo, la transizione verso le energie rinnovabili offre ai consumatori notevoli opportunità sociali ed economiche, in particolare quando la transizione energetica permette a organizzazioni di piccole dimensioni e alle famiglie di diventare partecipanti attivi in quanto fornitori autonomi sui mercati emergenti dell’energia. Preoccupazioni sono state espresse sui costi della transizione verso sistemi energetici a basso tenore di carbonio, ma l’aumento dei prezzi al dettaglio dell’energia non può essere ritenuto l’unico responsabile della povertà energetica, tenuto conto del calo dei prezzi all’ingrosso dell’energia e della composizione dell’aumento dei prezzi al dettaglio che dimostra che una percentuale significativa di tale incremento deriva da diritti e tasse. Inoltre, i costi di produzione dell’energia da fonti rinnovabili sono notevolmente diminuiti negli ultimi anni.

Il CESE è stato tra le prime istituzioni a credere nel passaggio dal ruolo di consumatori a quello di “prosumatori”, ossia di clienti che consumano e producono energia allo stesso tempo, redistribuendo l’energia elettrica eccedentaria a terzi all’interno di una rete. L’attuazione pratica di questa trasformazione dipende dalla capacità di superare una serie di ostacoli alla partecipazione attiva ai mercati dell’energia, sostenuta da uno sforzo concertato da parte dei responsabili politici a livello dell’UE, nazionale, regionale e locale in stretto coordinamento con le organizzazioni della società civile.

Dialogo in materia di energia per e con i cittadini e la società civile e da essi promosso – Infine, combattere la povertà energetica e rafforzare la posizione dei “prosumatori” nel settore dell’energia è fondamentale al fine di consolidare la cittadinanza economica dei cittadini europei. Tuttavia, è altresì importante rafforzare direttamente la partecipazione politica dei cittadini e della società civile all’elaborazione delle politiche energetiche.

La Commissione europea, inizialmente, ha riconosciuto la necessità di avviare un dialogo sull’energia con la parti interessate, ma ha piuttosto trascurato questo aspetto della governance dell’Unione dell’energia nella sua recente proposta. Il CESE sta utilizzando una serie di meccanismi per promuovere il dialogo tra i responsabili dell’elaborazione delle politiche a livello dell’UE e a livello nazionale, la società civile e i cittadini: adotta pareri, partecipa attivamente al dibattito politico sulla scena europea e, una volta all’anno, pubblica un parere sullo stato dell’Unione dell’energia in risposta alla relazione annuale sui progressi dell’Unione dell’energia elaborata dalla Commissione.

Toni Vidan and Christophe Quarez stanno attualmente elaborando il parere del CESE sulla terza relazione sullo stato dell’Unione dell’energia, la cui adozione in sessione plenaria è prevista per il mese di aprile.

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