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Morricone lascia il podio della vita: pentagramma in lutto

Ciack: silenzio.

Cinque righi e quattro spazi di vuoto.

Perfino le pause trattengono il respiro; più lunghe, più mute.

Setticlavio in lockdown. Partiture disertate e deserte.

Tramontano, in letargo, le albe di temi memorabili sorti dall’Assoluto; ispirati senza volerlo, senza saperlo; mai consci – in tutta la sua orchestrabile vita – di giungere spesso da Altrove.

“L’ispirazione non esiste”. Lo sosteneva da sempre. Ne era irremovibilmente convinto.

Ignorava, forse per estrema umiltà,  di esserne  –  invece,  e buon per noi! – “bersaglio” continuo.

Paladino  del mestiere, della tecnica (allievo di Goffredo Petrassi),  sostenitore della competenza, del rigore: unici e preziosi alleati (a suo dire) nella firma di capolavori assoluti.

E invece era, è stato, (inconsapevolmente) un prescelto.

Al grande schermo si spezza il fiato in gola. Il linguaggio cinematografico, senza Morricone, dovrà fare i conti con una mutazione genetica, un nuovo status: anagraficamente , irreversibilmente orfano.

Immaginare fotogrammi, ormai scolpiti nei nostri paesaggi mnemonici (treni che partono, cori angelici come bagliori su dissolvenze, missionari che meditano nell’eremo di se stessi, oboi e scacciapensieri che affilano atmosfere amene, collage di foto vintage in un vecchio restaurato cinema della periferia siciliana, e decenni di altro irripetibile Cinema), senza la voce dei suoi onirici richiami, senza le armoniche delle sue visioni sonore, senza quei guizzi melodici, quelle folgori evanescenti che ti perforano l’ascolto come saette e occupano, mai più abbandonandoti, ogni poro del tuo essere, è…immaginare di tornare al cinema muto provandone quasi nostalgia.

Da oggi, quei cinque righi (in realtà infiniti e invisibili anche fuori dal pentagramma) comprimeranno i loro quattro spazi, stringendosi in un abbraccio di lacrime, formando un filo unico, infinito, una linea continua del tempo, premuto nell’eterno Tutto, qui e ora, fra accordi vibranti, triadi di note passate e future.

La retta immaginaria di una frequenza immortale, che collega il suo esserci stato al suo esserci per sempre.

Una legatura (musicale) che, da oggi,  6 luglio 2020, Cielo e Terra condividono. Nel medesimo spartito.

All’unisono.

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