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I diritti fondamentali in materia di sorveglianza creano fiducia e migliorano la sicurezza

Le riforme alla normativa sulla sorveglianza stanno migliorando la trasparenza; tuttavia, sono necessari migliori controlli e correttivi per bilanciare i poteri dei servizi di intelligence, come rivela la nuova relazione dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA). Il rapporto evidenzia la necessità di quadri normativi chiari, solide tutele e controlli efficaci per per rafforzare la sicurezza e rispettare i diritti fondamentali.

“La tutela dei diritti fondamentali e la realizzazione di un’efficace sicurezza nazionale non sono incompatibili tra loro; per esempio, i sistemi di sorveglianza che rispettano i diritti umani funzionano meglio,” spiega Michael O’Flaherty, direttore della FRA. “Il rispetto della privacy e la protezione dei dati personali aumentano la fiducia nei servizi di intelligence, migliorano la raccolta e l’analisi dei dati e, in definitiva, rafforzano la sicurezza nazionale.”

La seconda relazione dell’Agenzia dedicata al tema “Surveillance by intelligence services: fundamental rights safeguards and remedies in the EU” (Sorveglianza da parte dei servizi di intelligence: garanzie dei diritti fondamentali e mezzi di ricorso nell’UE) esamina gli aggiornamenti normativi intervenuti rispetto alla relazione del 2015 e per la prima volta raccoglie il punto di vista di esperti dell’intelligence e dei responsabili del trattamento dati per verificare come le leggi funzionino in pratica.

Le minacce alla sicurezza e le nuove tecnologie hanno indotto numerose e ampie riforme della normativa sulla sorveglianza. Sebbene i quadri normativi così riformati siano oggi più chiari, essi restano spesso ancora troppo complessi, causando incertezza in merito ai poteri e ai mandati dei servizi di intelligence. Ciò richiede un rafforzamento delle tutele in materia di protezione dei dati e della privacy.

La magistratura, gli organismi specializzati, le commissioni parlamentari e le autorità preposte alla protezione dei dati ricoprono un ruolo essenziale nella supervisione dell’operato dei servizi di intelligence. Tuttavia, come osserva la relazione, questi soggetti sono spesso ostacolati dalla mancanza di accesso alle informazioni e dai limiti posti alle loro competenze e al potere di emettere decisioni vincolanti, nonché dalle limitate conoscenze tecniche, risorse e indipendenza. Ciò evidenzia l’esigenza che gli enti di controllo siano indipendenti e dotati di adeguati poteri e competenze. Questo vale anche per la cooperazione internazionale tra servizi di intelligence, un ambito in cui le garanzie e il controllo sono minori.

È inoltre necessario assicurare una piena collaborazione e complementarietà tra i vari organismi di controllo in modo da realizzare il presidio uniforme di tutte le fasi del controllo – dall’autorizzazione all’attuazione.

In aggiunta, la difficoltà di sapere a chi rivolgersi e la segretezza che circonda il lavoro di intelligence rendono difficile per le vittime di violazioni dei diritti identificare rimedi efficaci. Molti organismi extragiudiziari che possono offrire sostegno sono inoltre carenti delle competenze adeguate per affrontare questioni di intelligence, nonché dell’indipendenza e dei poteri necessari per svolgere indagini, accedere alla documentazione o emanare decisioni vincolanti. Alcuni Stati membri hanno tuttavia trovato soluzioni che consentono ai cittadini di rivolgersi a giudici esperti che hanno accesso a informazioni riservate.

La relazione aggiorna l’analisi giuridica del 2015 di FRA integrandola con gli elementi raccolti da oltre 70 interviste con esperti di sette Stati membri dell’Unione: Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito

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