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Pandemia: dalla Corte una lode alla resilienza delle istituzioni UE

Le istituzioni dell’UE hanno dimostrato una notevole resilienza a fronte della pandemia di COVID-19, secondo le conclusioni della Corte dei conti europea tratte in una relazione pubblicata in data odierna.

Parlamento europeo, Consiglio, Commissione europea e Corte di giustizia dell’UE hanno risposto in modo rapido e flessibile, anche grazie agli investimenti già effettuati nella digitalizzazione.

Ciononostante, restano ancora sfide all’orizzonte perché tali istituzioni possano sfruttare al meglio l’innovazione e la flessibilità indotte dalla crisi nel mondo post-COVID.

Alla fine di gennaio 2020 è stato ufficialmente registrato il primo caso di COVID-19 in Europa. In poche settimane la malattia si è diffusa in tutta l’UE.

Dato che la popolazione era invitata a rimanere a casa e a lavorare a distanza, le imprese e le istituzioni hanno dovuto trovare soluzioni per garantire la continuità operativa. In anni recenti le istituzioni dell’UE avevano già dovuto far fronte a crisi sanitarie e di sicurezza, quali l’epidemia di Ebola (2014) per le delegazioni dell’UE e gli attentati terroristici di Bruxelles (2016) e Strasburgo (2018).

Ciononostante, la crisi causata dalla COVID-19 non ha avuto precedenti per portata e durata. Per valutare la resilienza delle istituzioni dell’UE a fronte di questa crisi, la Corte ne ha esaminato il livello di preparazione e ha valutato il modo in cui hanno affrontato la pandemia di COVID-19 e gli insegnamenti che ne hanno tratto.

“Le istituzioni dell’UE non sono state risparmiate dalla crisi della COVID-19: questa ha avuto vaste e profonde ripercussioni sul loro funzionamento e sul modo di lavorare del personale”, ha dichiarato Marek Opioła, il Membro della Corte responsabile dell’audit.

“Sono organizzazioni resilienti quelle che hanno la capacità di imparare da una crisi e uscirne più forti. A nostro parere, negli ultimi due anni di crisi gli organismi dell’UE hanno dato prova di resilienza.”

A partire dalla seconda metà di febbraio 2020 le quattro istituzioni controllate avevano iniziato ad attivare i piani di continuità operativa.

La Corte ritiene che questi ultimi abbiano fornito loro una solida base per rispondere alla crisi, sebbene non fossero davvero concepiti per far fronte al tipo di perturbazione di lungo periodo causato dalla COVID-19. Le istituzioni pertanto li hanno dovuti adattare e integrare con decisioni ad hoc.

L’operazione ha avuto una buona riuscita, secondo la Corte, anche se il coordinamento è stato limitato dall’autonomia e dalla diversa funzione di ciascuna istituzione nonché dalle differenti norme in vigore negli Stati membri ospitanti.

Questa diversità di approcci non ha impedito alle istituzioni di ridurre al minimo le perturbazioni e di continuare ad assolvere la propria funzione.

L’attività è stata mantenuta a un livello simile a quello degli anni precedenti. Le istituzioni sono addirittura riuscite ad adottare importanti iniziative strategiche, come il piano di ripresa “NextGenerationEU” da 750 miliardi di euro e il bilancio settennale dell’UE per il periodo 2021‑2027.

La Corte sottolinea che tali risultati sono stati raggiunti tutelando, nel contempo, la salute e il benessere del personale.

Nonostante i vari gradi di preparazione, le istituzioni dell’UE sottoposte ad audit sono riuscite a dotare tutti gli agenti di soluzioni di telelavoro entro sei settimane.

La pandemia ha accelerato la diffusione di strumenti di comunicazione e collaborazione, nonché il ricorso a flussi di lavoro privi di supporti cartacei.

Tuttavia, la digitalizzazione dei processi amministrativi è ancora in corso, in particolare per quanto riguarda le fatture elettroniche.

Subito dopo la revoca delle restrizioni imposte nella primavera 2020, le istituzioni dell’UE hanno avviato un’analisi degli insegnamenti appresi dalla risposta fornita alla crisi della COVID-19 e hanno iniziato a individuare le possibili innovazioni da mantenere nel mondo post-crisi.

Ad esempio, l’estensione delle modalità di lavoro a distanza potrebbe comportare notevoli risparmi, in particolare per quanto riguarda le spese di viaggio e, potenzialmente, le spese per uffici.

Le modifiche alle modalità di viaggio e agli edifici nonché l’estensione del telelavoro offrono inoltre opportunità per ridurre l’impatto ambientale. Queste però non sono state ancora individuate con chiarezza, secondo la Corte.

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